All'interno del Cimitero Maggiore di Milano si trova un monumento dedicato a Evita Perón, la portabandiera degli umili. Perché, pochi lo sanno, il suo corpo per molti anni riposò proprio in questo cimitero milanese.
Eva Duarte, la moglie del presidente dell'Argentina Juan Domingo Perón, muore il 26 luglio del 1952 a Buenos Aires. Per l'Argentina fu un duro colpo, la giovanissima moglie (appena trentatre anni) di Perón, la paladina dei descamisados (scamiciati, i lavoratori fedeli al presidente), la donna che aveva posto l'attenzione sui problemi sociali del paese, non c'è più.
Il corpo di Evita viene posto in una bara coperta da un vetro trasparente ed esposta al pubblico. La folla che fa la coda per porgere un ultimo saluto alla amata Eva è oceanica, in buona parte fatta di poveri, operai e bambini. Tredici giorni dura questo incessante pellegrinaggio, poi le spoglie di Eva vengono consegnate a Pedro Ara, il medico incaricato di imbalsamare il suo corpo (si tratta di un luminare in questo campo, avendo partecipato anche all'imbalsamazione del corpo di Lenin). Dopo un anno di lavoro la salma di Evita è pronta per essere posizionata sotto una teca di vetro collocata all'interno di una cappella dove può essere visitata dal popolo. Ma il peronismo ha raggiunto il suo apice e nel settembre del '55 Perón è costretto a fuggire in Paraguay dopo un colpo di stato militare. I nuovi leader dell'Argentina si preoccupano immediatamente di far scomparire il corpo della moglie di Perón per evitare che la popolazione crei una sorta di culto intorno alla salma della donna. Impossibile seguire le peripezie del corpo mortale di Evita che in questo periodo viene spostato da un ufficio all'altro (a volte addirittura nascosto dentro degli armadi) in attesa di decidere le sue sorti.
Nel 1957 il corpo di Evita sta ancora vagando da un posto all'altro, quando il presidente Aramburu decide che è arrivato il momento di dargli una degna sepoltura. Sono due preti, uno argentino e l'altro italiano, che consigliano di spostare il corpo in Europa. Così il 13 maggio del 1957 il corpo di Evita arriva al Cimitero di Musocco di Milano e viene sepolto in una tomba a nome Maria Maggi de Magistris.
Tutti si dimenticano delle spoglie della leader dei descamisados almeno fino al 1970, quando un gruppo di peronisti rapisce l'ex presidente Aramburu per interrogarlo anche su dove sia finito il corpo della moglie del loro leader. Aramburu però non sa rispondere e indica Roma come luogo della sepoltura, ma aggiunge che un notaio possiede una busta sigillata che contiene le indicazioni precise. Il gruppo allora minaccia di uccidere l'ex presidente se non si riesce a chiarire questa vicenda. Il notaio apre quindi la busta e le indicazioni precise sono fornite ai peronisti.
Il "soggiorno" milanese di Evita si conclude nel 1971, quando un uomo che parla spagnolo chiede di poter esumare le spoglie della sorella, Maria Maggi de Magistris, per poterle portare in Argentina. L'uomo dice di riconoscere il corpo della sorella e tutte le carte vengono firmate per poter procedere al trasferimento. I peronisti sono finalmente tornati in possesso delle spoglie della loro amata Evita e decidono di portarle in dono a un ignaro Perón che ora si è trasferito a vivere in Spagna.
Il corpo di Evita giunge nella nuova casa di Perón a bordo di un furgone da pasticcere, ma per l'ex presidente argentino non è una gradita sorpresa. All'apertura della cassa, con le lacrime agli occhi, Perón constata anche che il corpo della sua ex moglie è stato gravemente danneggiato. In più per stabilire con certezza la sua identità i peronisti le hanno anche tagliato un dito che serviva per le impronte digitali. Perón decide comunque di conservare il corpo dell'amata nella soffitta della sua casa di Madrid dove resterà fino al 1974 quando la nuova moglie dell'ex presidente argentino, Isabelita, lo convincerà a farlo riportare in Argentina.
Il corpo di Evita parte per un nuovo viaggio attraverso l'Oceano e arriva in Argentina nel novembre dello stesso anno. Qui le sue spoglie vengono restaurate e collocate nella residenza d'Olivos, dove però soggiornano ben poco. Nel 1976 un nuovo colpo di stato militare spinge le sorelle di Evita a far seppellire il suo corpo in una cripta di famiglia all'interno del cimitero della Recoleta. La nuova e ultima dimora di Evita diventa una incessante meta di pellegrinaggio capace di concorrere con altre illustri sepolture come quella di Marilyn Monroe e di Lady Diana. Nel frattempo le vicende delle spoglie della moglie di Perón diventano di dominio pubblico e nel 1996 il Comune di Milano contatta l'allora presidente argentino Menem per dire che al Cimitero di Musocco si trova ancora una statua che rappresenta Evita in abito da sposa e che sarebbe ferma intenzione dell'Amministrazione donarla al suo paese. Grande pubblicità viene data a questo fatto e la foto della statua pubblicata su tutti i giornali del mondo. È così che una signora di Milano riconosce la statua e contatta il Comune per dire che non si tratta di Evita Perón ma della statua che ritrae sua sorella. Tutto il resto sono solo grandi scuse per l'orribile figura fatta.
Nel 2005 l'Associazione Argentina per la Pace e l'Unità dei Popoli inaugura questo monumento dedicato alla memoria di Eva Perón che si trova a pochi metri dal luogo dove per anni il suo corpo ha riposato.